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Aung San Suu Kyi non potra’ candidarsi alle prossime elezioni perche’ e’ sposata con un cittadino straniero.
Cosi’ annuncia il ministro degli esteri birmano,Nyan Win,in una riunione dell’Asean a Singapore. Il ministro e’ stato chiaro:  “in base alla Costituzione approvata nel 1975, non puo’ partecipare alle elezioni (in programma nel 2010) un candidato che abbia sposato un cittadino straniero e che abbia figli che non sono cittadini del Myanmar”.
Stiamo parlando dello stesso ministro che nell’ottobre scorso parlando davanti all’assemblea delle Nazioni Unite aveva dichiarato che la Birmania era al centro di un complotto internazionale tendente alla destabilizzazione del paese portato avanti attraverso pesanti  campagne di disinformazione.
 Meraviglioso parto di una mente criminale…!
Ricapitolando : la dittatura del generale  Than Shwe ha torturato, ucciso e bruciato moltissimi monaci che protestavano pacificamente chiedendo soltanto un po’ di libertà. Il governo ha continuato sulla strada della brutalità fino al completo ristabilimento dell’ordine. E ora, tutto ad un tratto, annunciano una nuova Costituzione e nuove elezioni.
La domanda che ci  viene spontanea e’ : il  generale  è impazzito o c’è sotto qualcosa?
Sembra un atto studiato  per stemperare sia la pressione interna che quella internazionale. In questo modo l’astuta mossa potrebbe placare ogni ipotetico tentativo di nuove rivolte da un lato mentre dall’altro offre ai vari Gambari e Fassino un trofeo  da riportare nelle loro  patrie.Che validita’ avranno quindi delle elezioni senza Suu Kyi? Il popolo accettera’ la bozza della Costituzione sottoposta a referendum o verra’ fatta accettare con la forza dalla giunta al potere? Soe Aung, altro dirigente dell’opposizione in esilio  dichiara che e’  “chiaro che i generali non vogliono cedere un briciolo del loro potere e che intendono andare dritti per la loro strada. Non ci sarà democrazia a queste condizioni”: in futuro, chiude Aung, “assisteremo al sorgere di una nuova generazione di dittatori. Un disastro per noi e per tutti i paesi a noi vicini”.Perché si possa parlare di cammino verso la  libertà occorre una vera  campagna elettorale, un voto  libero da gestioni occulte e brogli e la possibilità che Suu Kyi prenda parte alle elezioni in qualità di candidata dell’opposizione.
Solo la sua presenza potra’ offrire un briciolo di speranza al paese.
Nel frattempo celebriamo l’ennesimo fallimento delle Nazioni Unite e della commissione della UE che hanno persino cancellato dai loro comunicati la parola “condanna” per far piu’ spazio ad un “deplora con forza” che evidentemente accontenta maggiormente lo sguardo vigile di Pechino. 

 La cantante inneggia al Tibet e viene bandita dalla Cina

 Verra’ probabilmente bandita dalla Cina  la cantante islandese Bjork, per avere inneggiato al ‘Tibet libero’. L’episodio e’ avvenuto la scorsa settimana al termine di un concerto a Shanghai. I mezzi d’informazione cinesi hanno taciuto la notizia che si e’ diffusa solo la notte scorsa, quando e’ apparso su  Youtube un filmato nel quale si sente chiaramente la cantante che urla ‘Tibet, Tibet, alza la tua bandiera!’.

Per quanto ci riguarda ringraziamo la rock star per il coraggio manifestato nel prendere una posizione cosi’ forte .
Sono ormai innumerevoli le star mondiali,che sfruttando la loro cassa di risonanza,stanno manifestando al mondo un malessere diffuso nei confronti del governo cinese e delle sue politiche specie in un momento come questo in cui il paese e’ costantemente sotto i riflettori Olimpici.

ROMA (1 marzo) - I carabinieri del Comando tutela ambiente hanno sequestrato nelle province di Brindisi, Campobasso, Treviso, Milano, Lucca, Frosinone, Latina e Mantova trenta tonnellate di acciaio inox contaminato da Cobalto 60, isotopo radioattivo caratterizzato da elevata radiotossicità e tempi di dimezzamento della carica radioattiva di sei anni.

Le trenta tonnellate di acciaio inossidabile radioattivo sono state importate dalla Cina. Il materiale, insieme ad altre 350 tonnellate inerti, è giunto lo scorso maggio nel porto mercantile di Spezia, proveniente dal più grande impianto siderurgico al mondo di proprietà della società cinese Tysco. Il nome delle fonderie italiane che lo hanno trattato non è stato reso noto.

Trattandosi di materiale semilavorato e non di rottame metallico destinato agli altiforni, la legge non prevede che sia sottoposto a preventivi controlli radiometrici prima di essere sdoganato. Successive verifiche sugli scarti di lavorazione, hanno permesso di scoprire la contaminazione da cobalto-60 dei laminati destinati alle diverse produzioni industriali (camini, serbatoi, pulegge, tramogge, cappe e ciminiere).

La contaminazione, secondo gli investigatori, è probabilmente dovuta alla accidentale fusione durante il ciclo di lavoro di una sorgente radioattiva sfuggiata al controlla delle autorità. Parte del materiale, dopo essere stato lavorato, è stato di nuovo esportato e si troverebbe ora in Croazia, Turchia, Egitto, Polonia e Kazachistan. L’Interpol è stata allertata.

Considerato lo spessore e le qualità dell’acciaio in questione, si legge nel comunicato dei carabinieri, esso può essere utilizzato solamente per lo produzione di impianti industriali, o parte di essi: «si esclude quindi in modo assoluto che esso sia stato impiegato nella realizzazione di oggetti destinati all’uso domestico (pentole, posate, reti di letti, lavabi) o di largo impiego come auto o elettrodomestici.

Il pronto recupero dell’acciaio radioattivo, sia questo commercializzato che quello ancora in giacenza consentono di escludere ipotesi di danni per la salute dei lavoratori, della popolazione e dell’ambiente».

Fonte : www.ilmessaggero.it

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Era il leader dell’Unione Nazionale Karen (Knu): il braccio politico dei guerriglieri indipendentisti karen che da sessant’anni combattono contro i governi e i regimi militari birmani.Questo odioso crimine è avvenuto pochi giorni dopo l’annuncio di un referendum nazionale previsto per il mese di maggio, riguardo la bozza di una nuova costituzione che nessuno ha ancora visto e che, secondo il Financial Times, vorrebbe essenzialmente “legalizzare il governo militare, facendo pochissime concessioni al desiderio di autonomia delle minoranze etniche”.Il generale Than Shwe,  a dicembre ha avviato nella regione karen l’annuale campagna militare della stagione secca. Stando alle rare notizie che filtrano dalle giungle del Karen  i militari birmani saccheggiano e bruciano i villaggi, attaccano e derubano i gruppi di sfollati accampati nella giungla, stuprano le donne, torturano e uccidono i sospettati fiancheggiatori della Knu, sequestrano intere comunità costringendole ai lavori forzati. E’ in atto una vera e propria azione di pulizia etnica che ha come unico fine la distruzione della popolazione di questa regione per poter poi liberamente sfruttare le enormi risorse naturali(foreste di legno pregiato, giacimenti di pietre preziose) Naturalmente Pechino osserva …Pechino protegge……Pechino vieta risoluzioni da parte dell’Onu….Pechino e’ il principale importatore di materie prime dalla Birmania…. Bene… continuiamo ad assistere all’ ennesimo genocidio silenzioso

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Il regista statunitense rinuncia alla carica di “consigliere artistico” e accusa Pechino di non fare abbastanza per migliorare la situazione del Darfur. Anche un  gruppo di vincitori del Premio Nobel invita il capo del governo Cinese  a fare pressione sul Sudan.

Il regista americano dice:”La mia coscienza non mi permette di trattare questa questione come se fosse un semplice lavoro. Arrivato a questo punto, non devo più spendere tempo per le cerimonie olimpiche, ma devo fare tutto ciò che posso per fermare i crimini contro l’umanità che vengono commessi in Darfur”

La Cina per il momento controlla la metà dell’estrazione del petrolio Sudanese e il 25% di quello Angolano. Fra i primi dieci fornitori di greggio ai Cinesi , oltre i colossi Arabi, cominciano ad apparire quindi svariati paesi africani.

 L’Africa sta quindi diventando  il “nuovo medio-oriente”,ed e’ quindi in questa zona  del mondo che si sta spostando lo scenario competitivo delle grandi potenze mondiali.
Ma a differenza dei governi occidentali, che in un modo o nell’altro devono rendere conto delle loro politiche ad un’opinione pubblica sempre piu’ attenta, il governo cinese ha sicuramente maggiore facilita’ di manovra potendosi permettere di ignorare impunemente qualsiasi critica proveniente dal suo popolo al quale ha cancellato ogni velleita’ di giudizio.

Eccola quindi diventare il partner ideale per i vari signorotti africani che non aspettano altro che di stringere affari con governi che non ficchino il naso nelle loro faccende private.

Dopo le dichiarazioni di Silvester Stallone dei giorni scorsi, la presa di posizione di Steven Spielberg rappresenta un nuovo duro colpo per l’organizzazione dei giochi che viene a perdere un altro dei suoi pilastri fondamentali.
Ringraziamo dunque il patinato mondo Hollywoodiano….che, con la sua consueta cassa di risonanza, ci offre la possibilita’ di riportare nuovamente all’attenzione del mondo il fragile scenario di luccicante cartapesta che la dittatura cinese sta allestendo.

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Gli atleti inglesi dovranno firmare un impegno scritto a non criticare il governo cinese: il “Mail on Sunday” ha pubblicato un documento scritto di 32 pagine, che dovrà essere accettato da tutti i componenti della rappresentativa britannica……. 

Bene ! Partiamo dalla notizia del giorno per arrivare poi a porci degli interrogativi piu’ profondi.

Giornalismo e’ diffondere quello che qualcuno non vuole che si sappia, il resto e’ propaganda”-Horacio Verbitsky

Prendendo spunto da questa citazione ,nascono domande a cui dovrebbero dare risposte convincenti, i protagonisti e gli attori del mondo dell’informazione .

Quale posizione sta assumendo e assumera’ la stampa nei confronti dell’attuale propaganda che annuncia i Giochi Olimpici in Cina ?

Il governo cinese ha schedato gli 8.000 giornalisti stranieri accreditati per le prossime olimpiadi  ed e’ in preparazione un database con i dati di altri 20.000 giornalisti, che saranno in Cina in quel periodo.

Tutti, come dichiarato dal governo cinese, potranno scrivere cio’ che vogliono sempre rispettando le “nove regole” del”REGULATIONS ON REPORTING ACTIVITIES IN CHINA BY FOREIGNJOURNALISTS DURING THE BEIJING OLYMPIC GAMES AND THE PREPARATORY PERIOD” valide dal 1 gennaio 2007 fino al 17 ottobre 2008, decise dal governo per evitare il pericolo di compromettere il regolare svolgimento della manifestazione.

Quale sara’ il giornalismo e quale la propaganda in occasione di queste olimpiadi?

La stampa cosa decidera’ di fare ?

Ci saranno giornalisti degni di essere chiamati tali che, passeggiando per le strade della citta’,ammirando le nuove strutture architettoniche costruite per la grande occasione, si accorgeranno che dietro a questa sfavillante ed accecante facciata ci sono piu’ di un milione di persone rimaste senza casa? (vedi espropri forzati)

Potranno dirlo senza rischiare di essere evidenziati all’interno del database ?

I veri reporter indagheranno sugli eventi che violano la liberta’ di espressione, i diritti umani basilari, informeranno il grande pubblico sulla politica di appoggio della Cina nei confronti del genocidio che sta avvenendo nella vicina Birmania e sulle ancora tristemente attuali conseguenze dell’invasione del Tibet?

Quanti giornalisti, nei luoghi dove verra’ celebrata la grande festa parleranno di violazione dei diritti umani, violazione della liberta’ di espressione, censura, inquinamento atmosferico…morale , sociale, mentale….

Quanti giornalisti si presteranno ad essere “ombre cinesi” proiettate e manovrate su un gigantesco schermo di carta di riso!

Unendosi, i veri giornalisti, potrebbero trasformare quel grande schermo in una lavagna magica su cui proiettare la voce di chi, debole e schiacciato, non ha piu’ neanche il coraggio di  guardare verso l’alto.

  

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Human Right Watch nel suo rapporto annuale, reso noto il 31 gennaio, dice che Pechino sta  “venendo meno all’impegno che aveva assunto” davanti alla comunità internazionale. “La Cina corre il serio rischio di offuscare l’immagine sua e delle Olimpiadi”.Hu Jia, l’attivista che si batte per la denuncia delle violazioni dei diritti umani in Cina, sarà presto processato per “istigazione alla violenza”.Nel corso degli ultimi anni Hu Jia e sua moglie Zeng Jinyan hanno richiamato l’attenzione sugli abusi dei diritti dell’uomo in Cina e, a causa delle loro campagne d’informazione, hanno passato numerosi periodi agli arresti domiciliari. Nel 2006 Zeng Jinyan figurava tra i cento “eroi” del mondo scelti dalla rivista Time e, nel 2007, insieme a Hu Jia, ha ricevuto il premio speciale per la Cina di Reporter senza frontiere e la nomina al premio Sacharov per la libertà di pensiero attribuito ogni anno dal Parlamento europeo. Lo stesso  Parlamento europeo ha adottato una risoluzione comune sostenuta da tutti i gruppi in cui dichiara che «La Cina non deve usare i Giochi come un pretesto per arrestare e detenere in modo illegale dissidenti, giornalisti e attivisti per i diritti umani» e «deve porre fine alle persecuzioni contro i difensori dei diritti umani, per dimostrare l’ impegno a rispettarli nel suo anno Olimpico». Parole finora ignorate a Pechino. Inoltre Fabio Cavaliera nel suo blog pubblicato sul sito del Corriere della sera ci informa che:Si è avuta copia di un ordine di servizio diramato dall’Ufficio Informazione di Pechino. Ecco un esempio di come funziona la libertà di espressione in Cina. Il titolo è: “URGENTE: I MOTORI DI RICERCHE DEVONO CANCELLARE DALLA RICERCA ALCUNE PAROLE CHIAVE: QUESTO HA EFFETTO DALLE ORE 10,30″. 

Ecco l’elenco dei vocaboli o delle frasi che da poco sono entrati nella lista nera (in inglese e in cinese)…. http://lanostracina.corriere.it/   

 

Tranquilli …tutto procede secondo il solito copione.

Ci accingiamo a festeggiare un evento,i giochi olimpici,in un paese che sta cercando in tutti i modi di difendere la fragile vetrina luccicante.

Tocca a noi ,con la forza delle parole, evidenziare che dietro lo scintillante scenario si nasconde una realta’ ben piu’ cupa e complessa.

  

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http://www.unmadeinchina.org
Stallone ha dichiarato: “Se il governo birmano non ha nulla da nascondere, sono disposto ad andare lì e far vedere al mondo dove sono sepolti i cadaveri di migliaia di donne e bambini innocenti. Sfido i generali a guardarmi negli occhi e dirmi che il loro è un paese libero. Non succederà mai”.

29 Gennaio 2008

“La Birmania è un gigantesco inferno, ma nessuno lo sa (…) credo che si stia formando un serbatoio di rabbia e di angoscia in questo paese, e che forse è il momento giusto per Rambo (…) volevo che la violenza fosse scomoda. Doveva essere miserabile, terrificante… voglio che le persone sentano la violenza, perché rappresenta veramente quello che sta accadendo in Birmania. Credetemi, è ancora peggio di quello che facciamo vedere (nel film).”

Sylvester Stallone, Detroit Free Press, January 29, 2008

Anche da Hollywood si solleva un grido di protesta contro la barriera di silenzio che avvolge ormai da tempo gli accadimenti birmani perpetrati sotto l’egida del regime di Pechino.

Un plauso all’uomo che con coraggio esprime la sua sensibilita’ sgretolando il muro dell’indifferenza mondiale.

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«Abbiamo visto povertà inimmaginabile, malvagità inimmaginabile, inimmaginabile sofferenza, disperazione, resistenza e silenzio. Non siamo eroi, non abbiamo nè potere nè denaro. Tutto quello che abbiamo sono le nostre penne. Abbiamo dato voce a chi non l’aveva. Qualsiasi cosa ci aspetti nei giorni a venire, non rimpiangeremo mai di aver parlato in favore dei contadini cinesi. Gli abitanti delle grandi città, sia che nutrano pregiudizi sul conto dei contadini, sia che simpatizzino per loro, non riescono comunque a capirli davvero. È per chi vive in città che questo libro è stato scritto, è per far sì che, leggendolo, anche loro comprendano quale vita, realmente, conducono i nostri contadini»

La versione integrale del racconto-inchiesta fu pubblicata alla fine del 2003 e nel giro di un mese furono vendute 150.000 copie. Nel 2004 il libro fu censurato dal Dipartimento di Propaganda del Comitato Centrale e gli autori rimasero isolati nella loro abitazione come “sorvegliati speciali”, privi di ogni contatto con l’esterno. Nonostante ciò da allora solo in Cina furono vendute clandestinamente più di 8 milioni di copie. Il testo, tradotto in inglese, fu pubblicato negli USA, in Canada e in Australia.
Chen Guidi e Wu Chuntao hanno ricevuto vari riconoscimenti come il premio Lettre Ulysses Award e il premio Lu Xun.

Può la barca affondare l’acqua?
Chen Guidi e Wu Chuntao
prefazione di F. Rampini 
Marsilio ed., 2007

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Il 18 gennaio 2008 è uscito in libreria Controrivoluzionario: i miei anni nei gulag cinesi, edizione italiana di Bitter Winds (1994) di Harry Wu. L’autore è stato in Italia dal 23 al 27 gennaio per la presentazione del testo.

Il libro denuncia gli orrori del comunismo tramite la storia di Wu. Arrestato dalle autorità comuniste nel 1960, rimase internato in vari laogai fino al 1979. Nel 1985 riuscì a raggiungere gli Stati Uniti e da allora è impegnato nella lotta per ristabilire i diritti umani nel suo Paese.

Navigando sulla rete alla ricerca di notizie che possano rompere il muro di silenzio costruito attorno all’informazione, ci siamo imbattuti in un interessante sito di denuncia .
Lo abbiamo inserito fra i nostri preferiti ed invitiamo tutti i lettori a visitarlo.
Sembra evidente che il marchio UNMADEINCHINA sta diventando molto famoso!

http://www.unmadeinchina.org

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Perché dovremmo essere compiacenti e compiaciuti per un avvenimento che sta approssimandosi quale le olimpiadi di Pechino 2008? Come oggi, anche nel 1936 alle Olimpiadi di Berlino in Germania, gli stati europei, e del mondo erano tutti compiacenti e compiaciuti di assistere, e far parte di un evento che fu onorato, lodato, che fu stimato degno di attenzione, di rispetto e di onore. Gli stati che presero parte a quell’evento dovettero mangiarsi le mani, negli anni a seguire per l’errore fatto, perché poi venne una guerra che fece oltre 50 milioni di morti: la seconda guerra mondiale.

Un salto.

Nel 1990 cade il muro di Berlino. Finisce la Guerra fredda. L’Unione Sovietica perde i pezzi. Le democrazie occidentali hanno virtualmente vinto la sfida ideologica mossagli dalle dittature comuniste, il cui campione è stato l’URSS.

Cosa succede ora?
Succede che nel 2001 le democrazie occidentali, e in testa gli Stati Uniti, se la fanno letteralmente addosso, e dopo i fatti tristemente noti delle Twin Towers, a dicembre dello stesso anno, fanno un grosso, grossissimo, inimmaginabile regalo alla Cina, un regalo da mettere sotto l’albero di natale.
Gli regalano (senza contropartite) L’INGRESSO NEL WTO, l’organizzazione del commercio mondiale.

E dimmi niente, una bazzecola, una inezia, una quisquilia!

Avrebbero potuto aspettare che la Cina implodesse all’interno come successe all’Unione Sovietica, avrebbero potuto aspettare che cadesse come una pera matura dall’albero e aprisse alla democrazia e alle riforme, e invece NO! Burocrati sconosciuti, una lobby mondiale di politici e uomini d’affari, io non lo so, un cartello di sciagurate persone, scelse di far entrare nel WTO la Cina senza chiedergli niente in cambio, solo delle fumose promesse. Vi pare serio?
Hanno fatto in modo, le sciagurate democrazie, di puntellare un sistema in crisi, che era decrepito, in punto di morte, di farlo resuscitare, dando ossigeno vitale alla sua sopravvivenza.
Hanno così perpetrato e perpetuato il regime di oppressione che vige in quello stato, e tutti i disastri che da questo fatto sono scaturiti.
Bene, ben fatto, andiamo a capo.

No. Noi non siamo compiacenti e compiaciuti. Noi non corriamo festanti alla divisione della torta, che ben imbandita sul tavolo delle Olimpiadi, fa già venire l’acquolina alla bocca alla marea montante di governi, imprenditori, sponsors, comitati, associazioni, nani, ballerine e così via.

Noi siamo preoccupati.

Preoccupati di assistere alla visione di democrazie che ormai rincretinite, non hanno la minima lucidità nel riconoscere i propri errori, e determineranno con il loro modo di fare, così poco politico, ma così tanto affaristico, tra non molto, situazioni forse apocalittiche.
E compiacenti e compiaciute, garrule e festanti, leggiadre e danzanti fanno il girotondo attorno ad una Superpotenza che fino ad ora non ha dimostrato niente, ma proprio niente, nei riguardi di un qualsivoglia surrogato di idea che riguarda le riforme nel proprio paese.
Dai Diritti Umani negati alla prigionia e uccisione dei dissidenti politici, dalla repressione delle libertà religiose alla mancanza di una vera stampa libera nel paese.
Però! Come si dice? Non si fanno mancare niente questi cinesi.

Una Superpotenza che minaccia costantemente di inglobarsi la democratica Taiwan. Che occupa illegalmente uno stato come il Tibet, che non si fa scrupolo di far sopprimere dai suoi cani da guardia: i generali birmani, i monaci buddisti che pacificamente manifestano nel loro paese.
La verità è che la Cina esporta ormai oppressione, esporta il proprio veleno che rappresenta il suo dna. Questo si può vedere anche dall’esportazione massiccia dei suoi prodotti tossici e velenosi, lavorati in patria da oltre un miliardo di schiavi, si avete capito bene SCHIAVI. Sono prodotti fatti senza nessun rispetto per le norme di sicurezza né dei lavoratori né tanto meno dei consumatori. E poi la gente si meraviglia del pil alto della Cina.
Ha raggiunto il 11%! Che paese la Cina! Si, che paese formidabile. Hanno gli schiavi.

Non è troppo tardi.

Tra poco vi saranno i Giochi Olimpici.
Se le democrazie mondiali riusciranno a ritrovare un poco di lucidità dall’Alzheimer politico che le ha colpite, se verranno spinte spinte  dalla base, dall’opinione pubblica, e un grande moto di rifiuto eromperà dalla gente, dalle istituzioni, dalle associazioni, da te che stai leggendo questo scritto, allora si potrà fare qualcosa, non sarà troppo tardi.

Non diamo Onore. Vanto. Visibilità.
Non diamo Merito e Gloria,
ai governanti di un regime sanguinario.

BOICOTTIAMO INSIEME QUESTA DISGRAZIA CHE ORMAI CI INCOMBE ADDOSSO COME FOSSE UN EVENTO NATURALE: UN TERREMOTO, UN VULCANO, UN METEORITE SPAZIALE.

BOICOTTIAMO LE OLIMPIADI DI PECHINO 2008

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Una cortina di silenzio sta calando sulla situazione birmana…pian piano lo scimmiottare dei media, dopo aver cavalcato per qualche giorno la notizia,sta scemando lentamente.

Le immagini di quei monaci trucidati da un regime tacitamente obbediente ai dettami cinesi hanno fatto il giro del mondo ma….come al solito facciamo presto a cancellare ,dimenticare.

La birmania e’ di nuovo nell’oblio e dobbiamo anche fare in fretta a dimenticare perche’ fra qualche mese ci saranno coppe e medaglie da distribuire e Pechino 2008 non potrebbe sopportare un immagine cosi’ deleteria per i suoi giochi. Che ne sarebbe della loro economia se una umanita’ finalmente intelligente rifiutasse di presentarsi alle Olimpiadi?

Benissimo…continuiamo a comprare le loro merci tossiche, ad assistere passivi alla loro espansione ,al loro rendere schiava la propria popolazione . Non sara’ facile dimenticare quelle vesti arancioni ,quelle teste rasate che chiedevano pacificamente un po’ di liberta’…Speriamo almeno che qualche atleta birmano (se mai ne esistano) possa finalmente regalarci una medaglia.

Per quanto mi riguarda l’hanno gia’ vinta!

Proponiamo la visione di questo video che da qualche tempo sta avendo un grande successo su YOU TUBE, sperando che possa diventare uno spot contro Pechino 2008
Il video sino ad ora e’ arrivato alla sua terza parte …..

I-II Parte

http://www.youtube.com/watch?v=Fn3RhXhTd2k

III Parte

 Olimpiadi del No. Fervono i preparativi per mostrare al mondo la grandezza della Cina.
Ma se il vincitore delle Olimpiadi fosse il dissenso?

cerchi.jpgNon credo sia più la stagione del “raccontare” e del “perdersi” nei tentativi di capire questo popolo.
“…usare la testa per capire, per studiare, per osservare in modo critico…” non basta e non è l’approccio giusto: in questo caso utilizzare la mente non serve; c’è la necessità e l’urgenza di guardare oltre; al cuore e alla coscienza degli esseri.
Paul Valery poeta francese scriveva in “Sguardi del mondo attuale” (1994)…. “La Cina era ritenuta immensa e impotente; atroce e filosofica; patriarcale e corrotta: E siccome non sapevano come collocarla, la collocavano in un’altra sfera, nella categoria di ciò che è al tempo stesso reale e incomprensibile”. Vogliamo ancora essere lontani e distaccati; ciò che sta accadendo in quel paese non ci riguarda davvero?
Tutti coloro che hanno “fatto” e continuano a “fare” hanno già
avuto risposte molto convincenti; i governanti cinesi non hanno nessuna intenzione di abbassare i livelli della repressione: non c’è solo una frenetica, impazzita e incosciente corsa alla realizzazione dei giochi olimpici ma soprattutto una forte e imponente offensiva alle libertà individuali.
La Cina ha organizzato le Olimpiadi come un grande evento per attirarsi l’attenzione del mondo; allora deve pagarne le conseguenze. Se vuole essere super-illuminata deve illuminare anche tutte le violazioni dei diritti umani e civili e dimostrare al mondo di essere sulla strada della democrazia.
Dobbiamo essere capaci al tempo stesso di intercettare con azioni forti, risolute e continue il bisogno di libertà di questo popolo e intrappolare il Gulliver cinese.

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La storia si ripete. Ieri la Germania nazista, oggi il regime nazicomunista cinese si accinge ad usare ancora lo sport e le Olimpiadi per accreditare, presso l’opinione pubblica internazionale, la Cina quale Paese protagonista di un prorompente processo di modernizzazione e crescita economica.

Il 2008, anno dei Giochi, è anche il 60esimo anniversario della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani per la cui celebrazione l’ONU ha promosso la campagna “Dignità e Giustizia per Tutti Noi”.

La coincidenza di questi due eventi suscita in me una spontanea riflessione.

La Cina si è dimostrata Paese che usa il mondo, lo inquina e lo invade di merci di ogni genere realizzate con materiali scadenti e tossici. La politica economica cinese mette così a rischio la salute sia della massa di operai costretti a lavorare senza alcuna tutela, sia di chi, in tutto il mondo, acquista tali merci. La Cina è anche il maggiore produttore di merci contraffatte che vengono commercializzate nel totale disprezzo delle norme internazionali.

I governanti cinesi hanno impostato lo sviluppo del Paese sul sangue, il dolore, la sofferenza di una popolazione ormai totalmente privata dei diritti umani.
Un regime fondato sull’orrore ed il terrore ha strappato l’umanità alla propria gente che è divenuta schiava della cosiddetta crescita economica.

Ora mi chiedo come sia possibile celebrare nella disumana Cina i Giochi olimpici che esaltano proprio quei valori sanciti dalla Dichiarazione Universale dei Diritti Umani.
È da aspettarsi che nei mesi che ormai precedono l’inizio delle Olimpiadi di Pechino, si levi un’ondata d’indignazione a partire dagli stessi atleti, che rischiano loro malgrado di essere gli attori più o meno consapevoli di questa tragica sceneggiata.
Rivolgo un appello a tutti gli esseri ragionevoli di non seguire l’esempio dei rappresentanti delle istituzioni che, a vario titolo, volgono lo sguardo da un’altra parte fingendo di non vedere quanto accade, in nome degli affari e degli interessi personali.
Facendo appello alla propria coscienza di esseri liberi ci possiamo adoperare affinché non si commetta con la Cina due volte lo stesso errore.

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