Aung San Suu Kyi non potra’ candidarsi alle prossime elezioni perche’ e’ sposata con un cittadino straniero.
Cosi’ annuncia il ministro degli esteri birmano,Nyan Win,in una riunione dell’Asean a Singapore. Il ministro e’ stato chiaro: “in base alla Costituzione approvata nel 1975, non puo’ partecipare alle elezioni (in programma nel 2010) un candidato che abbia sposato un cittadino straniero e che abbia figli che non sono cittadini del Myanmar”.
Stiamo parlando dello stesso ministro che nell’ottobre scorso parlando davanti all’assemblea delle Nazioni Unite aveva dichiarato che la Birmania era al centro di un complotto internazionale tendente alla destabilizzazione del paese portato avanti attraverso pesanti campagne di disinformazione.
Meraviglioso parto di una mente criminale…!Ricapitolando : la dittatura del generale Than Shwe ha torturato, ucciso e bruciato moltissimi monaci che protestavano pacificamente chiedendo soltanto un po’ di libertà. Il governo ha continuato sulla strada della brutalità fino al completo ristabilimento dell’ordine. E ora, tutto ad un tratto, annunciano una nuova Costituzione e nuove elezioni.
La domanda che ci viene spontanea e’ : il generale è impazzito o c’è sotto qualcosa?Sembra un atto studiato per stemperare sia la pressione interna che quella internazionale. In questo modo l’astuta mossa potrebbe placare ogni ipotetico tentativo di nuove rivolte da un lato mentre dall’altro offre ai vari Gambari e Fassino un trofeo da riportare nelle loro patrie.Che validita’ avranno quindi delle elezioni senza Suu Kyi? Il popolo accettera’ la bozza della Costituzione sottoposta a referendum o verra’ fatta accettare con la forza dalla giunta al potere? Soe Aung, altro dirigente dell’opposizione in esilio dichiara che e’ “chiaro che i generali non vogliono cedere un briciolo del loro potere e che intendono andare dritti per la loro strada. Non ci sarà democrazia a queste condizioni”: in futuro, chiude Aung, “assisteremo al sorgere di una nuova generazione di dittatori. Un disastro per noi e per tutti i paesi a noi vicini”.Perché si possa parlare di cammino verso la libertà occorre una vera campagna elettorale, un voto libero da gestioni occulte e brogli e la possibilità che Suu Kyi prenda parte alle elezioni in qualità di candidata dell’opposizione.
Solo la sua presenza potra’ offrire un briciolo di speranza al paese. Nel frattempo celebriamo l’ennesimo fallimento delle Nazioni Unite e della commissione della UE che hanno persino cancellato dai loro comunicati la parola “condanna” per far piu’ spazio ad un “deplora con forza” che evidentemente accontenta maggiormente lo sguardo vigile di Pechino.